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Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia
"Ferruccio Parri" di Milano
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Oscar Luigi Scálfaro

(Novara, 9 settembre 1918 – Roma, 29 gennaio 2012)

Figlio del barone Guglielmo Scálfaro e di Rosalia Ussino.

Vedovo di Maria Inzitari, dalla quale ha avuto la figlia Marianna.

Iscrittosi alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) all’età di dodici anni, diviene in seguito molto attivo anche in seno alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI). Laureatosi in Giurisprudenza nel 1941, è chiamato alle armi e arruolato nel 38° Reggimento di Fanteria a Tortona. Dislocato successivamente in Sicilia con il grado di Sottotenente di Commissariato, nel 1942 ottiene il congedo in quanto magistrato.

Durante la guerra di liberazione stringe contatti con i partigiani. Nello stesso periodo ricopre le cariche di Presidente dell’Azione Cattolica della Diocesi di Novara e di Delegato Regionale per il Piemonte.

Candidato come indipendente nelle liste della Democrazia Cristiana, il 2 giugno 1946 è eletto deputato all’Assemblea Costituente con un numero di preferenze tale da risultare capolista della circoscrizione Torino-Novara-Vercelli.

Iscrittosi alla DC, viene eletto anche alla tornata successiva, nel 1948, e poi ininterrottamente fino al 1992. Durante gli anni in Parlamento, Scálfaro ricopre numerosi ruoli. Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri durante il Governo Scelba (1954-55), si occupa con buon esito sia della questione di Trieste, sia degli accordi De Gasperi-Gruber riguardanti l’Alto Adige.

Dal 1955 al 1958 è Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia; dal 1959 al 1962 ottiene lo stesso incarico al Ministero dell’Interno. Tra le leggi da lui promosse in questa fase, si ricordano in particolare quella che consente alle donne l’accesso alla carriera di magistrato e quella che istituisce la Polizia femminile.

Nel 1965 viene nominato Vice Segretario Politico della Democrazia Cristiana, rimanendo in carica fino all’anno successivo, quando entra a far parte del Governo Moro in qualità di Ministro dei Trasporti e dell’Aviazione Civile. Riconfermato nella breve esperienza del secondo Governo Leone (giugno-dicembre 1968), alla fine del mandato fa approvare la costruzione della linea Direttissima Roma-Firenze, primo progetto di alta velocità ferroviaria in Europa. Richiamato a guidare il Dicastero dei Trasporti all’inizio del 1972, dopo pochi mesi diventa Ministro della Pubblica Istruzione (fino al 1973).

Attivo nella battaglia contro l’introduzione del divorzio nella legislazione italiana, nel 1974 è tra i sostenitori del referendum abrogativo della legge in materia, approvata nel 1970.

Dal 1975 al 1983 è Vice Presidente della Camera dei Deputati, durante la presidenze di Pietro Ingrao e Nilde Jotti; dal 1983 al 1987 torna invece a far parte del Governo come Ministro dell’Interno, prodigandosi nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata.

Nel 1989 è nominato Presidente della Commissione sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti nel novembre 1980 e febbraio 1981 (Irpinia), organismo deputato a verificare l’ammontare complessivo dei finanziamenti nazionali e internazionali per la ricostruzione e per la ripresa economica delle zone terremotate, le modalità del loro impiego, lo stadio concreto di attuazione degli interventi, l’impatto ambientale e territoriale della ricostruzione e dello sviluppo. La relazione conclusiva viene presentata in data 5 febbraio 1991.

Eletto Presidente della Camera dei Deputati il 24 aprile 1992, rimane in carica per circa un mese. Il 25 maggio infatti il Parlamento lo elegge Presidente della Repubblica. Durante il suo settennato affronta il difficile momento della cosiddetta “Tangentopoli”, ponendosi come garante – sia in patria che all’estero – della saldezza e dell’affidabilità delle istituzioni italiane, oltre che a difesa dei valori fondanti della Repubblica contenuti nella Carta Costituzionale. Come Capo dello Stato compie numerose visite internazionali, anche in Paesi dove non era mai stato alcun suo predecessore.

Per favorire il giuramento e l’insediamento del suo successore, Scálfaro si dimette il 15 maggio 1999, in anticipo di qualche giorno sulla scadenza del settennato.

Nel 2002 diventa Presidente dell’INSMLI. Grazie al suo intervento, l’Istituto riesce a superare uno dei periodi più delicati della sua storia (Approfondimento). Lascia la carica nel 2011, quand’è in dirittura di arrivo il suo terzo e ultimo mandato.

Nel 2006 è scelto come Presidente del Comitato “Salviamo la Costituzione” ed è a capo del Comitato per il “no” al Referendum sulla Riforma Costituzionale.

Si spegne il 29 gennaio 2012 (Comunicato INSMLI) nella sua abitazione di Roma. Nonostante sia prevista per legge la celebrazione dei funerali di Stato (riservati a tutti i presidenti emeriti della Repubblica), le esequie si svolgono il giorno successivo in forma strettamente privata.

Bibliografia: http://www.quirinale.it/qrnw/statico/ex-presidenti/Scalfaro/sca-biografia.htm

Approfondimento:

  • VIDEO: Conversarzione con Oscar Luigi Scálfaro
    Riprendiamo (dal)la Costituzione: conversazione con Oscar Luigi Scálfaro, proiettata il 5 dicembre 2007
Parte 1:

Parti 2-3-4-5: guardale sul canale Youtube dell’INSMLI

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