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Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia
"Ferruccio Parri" di Milano
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Aldo Carpi: mostra e convegno

Aldo Carpi. Arte, vita, resistenza

Istituzioni coinvolte:
Accademia di Belle Arti di Brera; Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia; Università degli Studi di Milano; Fondazione Fossoli; Fondazione Memoriale della Shoah; ANED; ANPI; Comunità ebraica di Milano; Comune di Milano.

Con il patrocinio di
Comune-di-Milano

Sedi espositive: Accademia di Belle Arti di Brera; Memoriale della Shoah

Quando: dal 29 aprile 2015 al 29 maggio 2015; il 19-20 maggio si terrà il convegno internazionale dedicato ad Aldo Carpi

Comitato scientifico:
Marcello Flores, Franco Marrocco, Dario Trento, Federico Ferrari, Sandro Scarrocchia, Renato Galbusera, Barbara Nahmad, Sara Modena, Stefano Pizzi, Marzia Luppi, Marta Sironi, Maurizio Guerri, Elena Pontiggia, Adolfo Mignemi, Giuliano Banfi

A cura di Maurizio Guerri

Relazioni previste al convegno:
Adolfo Mignemi (INSMLI), Marta Sironi (APICE, Università degli Studi di Milano), Marzia Luppi (Direttrice della Fondazione Fossoli), Maurizio Guerri (Accademia di Brera, INSMLI), Sandro Scarrocchia (Accademia di Brera), Elena Pontiggia (Accademia di Brera), Ralf Lechner (Archiv der KZ-Gedenkstätte Mauthausen); Valter Rosa (Accademia di Brera); Paola Franceschini.

Nel Settantesimo anniversario della Liberazione e della chiusura dei campi di concentramento, l’Accademia di Brera, l’INSMLI, il Memoriale della Shoah, l’Università degli Studi di Milano, l’Anpi, l’Aned insieme ad altre istituzioni culturali di rilevanza nazionale e internazionale si fa promotrice di una iniziativa fondamentale per l’identità culturale e politica della città di Milano e nazionale ponendosi come obiettivo quello di ricordare la figura e l’opera di Aldo Carpi (Milano, 6 ottobre 1886 – Milano, 26 marzo 1973) celebre pittore, docente e direttore di Brera, attivo nella Resistenza milanese, deportato a Mauthausen e a Gusen. Docente di pittura nell’accademia milanese (tra i suoi allievi Sassu, Morlotti, Dova, Longaretti) e vincitore in esposizioni a Parigi e alle Biennali di Venezia, nel 1944 in seguito alla delazione del modesto scultore fascista Dante Morozzi, Carpi viene arrestato in quanto ebreo e per attività antifasciste ed è rinchiuso nel carcere di San Vittore il 24 gennaio 1944; dopo un mese il pittore è tradotto a Mauthausen. Il suo numero di matricola è 53376. Il 7 maggio è trasferito nel sottocampo di Gusen. Fin dai primi giorni di detenzione inizia a tenere un diario clandestino sotto forma di lettere alla moglie Maria Arpesani e disegna immagini di ciò che rimane della vita nel lager. In quei pensieri raccolti nel diario, come nei disegni incisi su foglietti di fortuna sottratti all’infermeria viene tramandata una delle rare testimonianze nate nel centro del nulla e sopravvissute alla furia distruttiva del terrore nazifascista. Le pagine del diario e i disegni sono stati strappati alla morte e all’oblio grazie al coraggio e alla volontà di tornare a vivere e di testimoniare; Carpi scriveva e disegnava nascondendo i fogli in una pellicola per radiografie che teneva sul petto, scriveva e disegnava rischiando la vita, per tornare a vivere. Ritornato in Italia viene eletto per acclamazione direttore di Brera e nel 1956 riceve la medaglia d’oro per meriti culturali dal Comune di Milano. Nel 1971, esce per Garzanti il Diario di Gusen accompagnato da una settantina di disegni dell’artista e da un saggio introduttivo di Mario De Micheli; nel 1972 la città di Milano dedica alla figura di Carpi una grande mostra antologica alla Rotonda della Besana. Il Diario di Gusen viene poi ripubblicato nel 1993 da Einaudi, con l’aggiunta di alcune riproduzioni di disegni e con una prefazione di Corrado Stajano. Obiettivo del convegno e della mostra è di ricostruire la figura artistica, intellettuale e politica di Carpi a partire dall’evento che più ha segnato la sua esistenza, la persecuzione subita dal nazifascismo e la sua lotta per la libertà. La mostra prevede l’esposizione di opere (disegni, dipinti), nonché di documenti in immagine e autografi legati all’esperienza di persecuzione e all’idea di resistenza di Carpi. In particolare saranno esposti per la prima i quadri dipinti nel lager di Gusen e alcuni disegni di Mauthausen e Gusen; inoltre saranno esposte testimonianze (documenti, fotografie, lettere, materiale di propaganda politica antifascista), relative l’esperienza vissuta nei lager e l’idea di resistenza e di libertà dell’artista. La vita e l’opera di Aldo Carpi sono la testimonianza di chi ha vissuto quotidianamente l’esperienza della paura, del terrore e della morte, sapendo tramutare l’arte e la scrittura in forza vitale, in una via che conduce al di sopra del proprio dolore, al ritrovamento della libertà.
Le opere esposte:

  • circa cento disegni composti a Mauthausen e Gusen da Aldo Carpi conservati dall’autore fino alla morte e donati poi al Museo del Deportato di Carpi (Fondazione Fossoli) che per la prima volta saranno integralmente esposti al pubblico;
  • circa cinquanta opere pittoriche di Aldo Carpi provenienti da collezioni private che testimoniano l’esperienza di persecuzione subita e la meditazione sulla vita e sulla libertà;
  • materiale documentario, immagini fotografiche, diari, disegni ecc. relativi all’internamento di Carpi a Mauthausen e Gusen e all’attività politica di Carpi. I materiali provengono dai seguenti archivi: Accademia di Brera, INSMLI, Fondazione Fossoli, Musei Civici di Carpi, Archivio APICE dell’Università degli Studi di Milano, Fondo Aldo e Pinin Carpi, collezioni private.

“Ma vidi un morto ieri. Lo credetti morto ma era solo un moribondo. Visi di dolore, grigi come le coperte, visi sfiniti quasi di dementi, miserabili e sporchi. Quando ripassai da quella camera tutti erano stati portati via tranne il moribondo del centro. Egli era solo, nudo, disteso al suolo al centro della stanza, visibile da quattro porte. Agonizzava e aveva il leggero singulto del respiro difficile, quando il cuore rallenta. Le braccia aveva ripiegate sul petto e il viso riteneva ancora un’espressione di vita. Un dolore infinito diffuso sulla faccia di colui che morendo si sente da tutti abbandonato, da nessuno accarezzato. Due occhi piccoli neri guardavano in alto e luccicavano sotto le palpebre: c’era del pianto, sotto, pianto senza lacrime. Una bocca semiaperta nel volto abbronzato, pareva parlare: tutto il viso pareva parlasse, non a noi, non a nessuno, a Dio, raccomandando sé e qualcuno del suo paese; era una preghiera, una domanda di pietà, di misericordia, di grazia. Mi venne la voglia di abbassarmi e di fargli il segno della croce sulla fronte. C’erano altri, eravamo nel lager; non ebbi il coraggio e ne ho il rimorso. Doveva essere uno di quei semplici contadini russi, semplici come si vedono nei libri di Tolstoi. Era solo, disteso sul pavimento della stanza vuota, e Cristo moriva con lui. E io mi sentii vile nell’anima davanti a lui”. (Aldo Carpi, Diario di Gusen, pp. 151-152)

Nota: foto conservate presso l’archivio INSMLI, fondo Raccolta fotografica INSMLI, busta 1, serie 16

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